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domenica 2 gennaio 2011

Ciak, si gira … a Bologna!

Bologna si conferma città amante del cinema e segue l’andamento nazionale che per il 2010 indica un aumento del 15% nel numero degli spettatori e il 23% degli incassi.

Nell’ultimo anno le presenze cinematografiche sotto le Due Torri sono in crescita e gli incassi sono aumentati rispetto al 2009, l’anno che aveva segnato una forte diminuzione. In leggero calo la produzione cittadina, ma Bologna può vantare l’affermazione dell’Arancia Film, che con “L’uomo che verrà” ha conquistato 3 David di Donatello e per il 2011 si prevede uno spot di dimensioni planetarie con l’uscita del film “Ameriqua”.
Etichettare come “Bollywood” è forse eccessivo, ma il rapporto con la pellicola resta sempre privilegiato. Nel 2010 in città sono stati girati due film: “Una sconfinata giovinezza” di Pupi Avati, e “Ameriqua”di Marco Bellone. Il secondo titolo ha fatto parlare molto, vista la presenza nel cast di Robert Kennedy III nipote di Bob Kennedy. Le riprese hanno impegnato la troupe per un mese, a settembre era facile imbattersi nelle maestranze che giravano nelle strade e nei locali cittadini. L’opera uscirà nelle sale nel 2011 e metterà in scena l’immagine di una Bologna dedita alle feste notturne e alle avventure universitarie che il giovane erede della famiglia Kennedy ha vissuto da studente nel 2005.
Ma non solo grandi nomi. La Film Commission regionale ha sostenuto la realizzazione di tre cortometraggi di animazione di produttori e registi bolognesi: “Mani Rosse”, “Transitcity 3 Aemilia” e “Dead Cat e Fresh Wee in Allburger”. In corso di realizzazione in città ci sono invece dei documentari, sempre sostenuti dall’ente regionale: “Bologna nel lungo ottocento”, “Bologna lucerna del diritto”, “La polvere di Morandi”, “I tortellini di Ioshi” e “La straordinaria storia della medicina a Bologna”.
La nota più lieta dell’anno cinematografico sono stati i risultati dell’Arancia Film, casa di produzione cinematografica bolognese nata nel 1996 dall’iniziativa di Giorgio Diritti e Simone Bachini. “L’uomo che verrà” di Diritti ha vinto il David di Donatello come miglior film dell’anno.
Dodici mesi intensi che tra biglietti staccati e pellicola girata hanno vissuto del lavoro di molti e dei sogni di chi guardando il grande schermo si è emozionato, ha riso o forse ha pianto. In attesa del prossimo ciak.

sabato 31 maggio 2008

Matteo Garrone presenta "Gomorra"


Reduce dal trionfo al Festival di Cannes che lo ha incoronato con il Gran Prix della giuria e un unanime consenso di pubblico e critica, il regista Matteo Garrone, accompagnato dell'assistente alla regia Gianluigi Toccafondo, incontrerà il pubblico del Lumière mercoledì 4 giugno al termine della proiezione di "Gomorra", viaggio nella criminalità organizzata napoletana, tra merci griffate e smaltimento di rifiuti tossici, tratto dall’omonimo best-seller di Roberto Saviano.
Sul film Matteo Garrone ha detto: "Ho dovuto lavorare per sottrazione scegliendo solo alcune storie. Cinque episodi con protagonisti e comprimari che animano un film corale. Non pensate a un film di denuncia tradizionale con la classica divisione tra bene e male, tra buoni e cattivi, perché in realtà le cose sono più complicate e i confini più confusi. Mi interessa l’aspetto umano di queste persone, le loro contraddizioni".
L'incontro, in collaborazione con CIMES - Centro Musica e Spettacolo del DMS dell'Università di Bologna, Fice Emilia-Romagna e Biografilm Festival, sarà condotto da Michele Fadda e Giacomo Manzoli.
L'evento inaugura la retrospettiva che la Cineteca dedica al cineasta romano ripercorrendone l'intera produzione, a partire dal lungometraggio d'esordio "Terra di mezzo", in programma venerdì 6 alle ore 17.30.
"Gomorra" è altresì il titolo inaugurale di “Accadde domani”, la rassegna promossa da Fice Emilia-Romagna.
Claudia Morselli

domenica 4 maggio 2008

Slow Food on Film

Quest’anno per la prima volta si terrà a Bologna, dal 7 all’11 maggio, lo Slow Food on Film; un vero e proprio festival internazionale di cinematografia che abbina la settima arte al mondo food.
Quest’evento, come si evince dal nome, è stato promosso dal movimento Slow Food in collaborazione con la Cineteca del Comune di Bologna al fine di promuovere, cosa che Slow Food fa da anni nei più disparati ambiti, una nuova consapevolezza critica nella cultura alimentare.
All’inizio della sua storia, tre anni fa, Slow Food on Film, era soltanto una sezione dedicata al cibo all’interno del festival Corto in Bra; poi il crescente successo tributato a quest’idea ha convinto gli organizzatori a trasformarlo in un festival a se stante.
Il fine dello Slow Food on Film, è quindi quello di valorizzare e promuovere la visione di film, cortometraggi, documentari e serie tv capaci di sviluppare e sottolineare un discorso – ma in questo caso forse sarebbe meglio dire una poetica – originale sul cibo, sia che lo si affronti dal punto di vista economico, storico, sociale, sia che si analizzino temi quali la sostenibilità ambientale, la memoria gastronomica o il patrimonio agroalimentare da salvare.
La manifestazione avrà come epicentro la cittadella della Manifattura delle Arti, con le due sale del cinema Lumiere, la biblioteca Renzo Renzi che accoglierà i laboratori gastronomia, il Dipartimento di Musica e Spettacolo che ospiterà la cena finale, mentre quella inaugurale (per 120 persone a 40 euro), proporrà, al centro sociale Giorgio Costa, un menu della tradizione con tortellini in brodo di cappone, tagliatelle al ragù e torta degli Addobbi.
Ospite d'onore Luciana Littizzetto.
Per le prime quattro serate del festival l'appuntamento fisso è con "Un film nel piatto": quattro proiezioni al Cinema Arlecchino (ore 20), cui seguirà alla galleria MAMbo una degustazione in tema con la pellicola, dal cous cous allo "spaghetto alla bolognese".
Ci sono poi i Laboratori del gusto alla Biblioteca Renzo Renzi, i Laboratori didattici, i concorsi video (per corti, documentari, lungometraggi, serie tv), i convegni, le presentazioni, uno spettacolo della Compagnia teatrale Koinè.
Più di 60 proiezioni in 5 giorni,con molte anteprime italiane e internazionali tra i titoli selezionati nei quattro concorsi internazionali del festival:
Short Competition – per i cortometraggi provenienti da tutto il mondo prodotti dal 2006 in poi. Docs Competition – per i documentari. Per questa sezione saranno assegnati due premi, quello per il miglior documentario e per il miglior documentario breve.
BFF, Best Food Features – in una rosa di cinque lungometraggi, la giuria eleggerà il miglior lungometraggio per quanto riguarda la stagione 2006-2007.
Best Tv Series – il festival individuerà la serie tv, sia di fiction sia documentaristica, che, nel panorama internazionale, si sarà contraddistinta per una particolare rappresentazione della cultura gastronomica nel senso più ampio del termine.
Claudia Morselli

venerdì 25 aprile 2008

Cineteca di Bologna presta film a Roma

Film restaurati dalla Cineteca di Bologna faranno la spola con Roma grazie a un accordo con la Festa del Cinema.
Sigillo di questa collaborazione, la copia restaurata di “C'era un volta il West” di Sergio Leone.
Una pellicola che, dopo il restyling realizzato dalla Film Foundation di Martin Scorsese su richiesta della Fondazione Cinema per Roma, campeggia ora a Bologna.
Proiezioni e retrospettive potrebbero svolgersi anche nel corso dell'anno, a partire dai film di Chaplin che sono il pezzo forte della Cineteca che ne ha restaurato quasi l'intera filmografia, ma senza escludere i classici.
Una collaborazione possibile perchè, ha spiegato Goffredo Bettini - a Bologna nella veste di presidente Fondazione Cinema per Roma - "l'auditorium ha le strutture, abbiamo i fondi, e così la Festa del Cinema potrà attingere al patrimonio della Cineteca aiutandola ad avere un luogo di risonanza e alleggerire i costi dei restauri".
Claudia Morselli

sabato 19 aprile 2008

Conversazioni d'Europa

Per oltre un mese, dal 21 aprile al 26 maggio, all' Urban Center di Bologna, che ha sede nel Palazzo Comunale, si svolgerà il ciclo 2008 di Conversazioni d'Europa: un'iniziativa promossa dai servizi di informazione "Europe Direct" dell'Assemblea dell'Emilia-Romagna e del Comune di Bologna, in collaborazione con il CIRDCE dell'Università di Bologna.
L'intento è quello di avvicinare le istituzioni europee ai propri cittadini offrendo occasioni di approfondimento e dialogo su temi d'attualità comunitaria.
Il primo dei 4 incontri in calendario, "Come cambia l'Europa. Dalla Costituzione al nuovo Trattato", si terrà lunedì 21 aprile alle 17. Interverranno, coordinati da Carlo Corazza, direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea, il giornalista Andrea Bonanni, inviato a Bruxelles di Repubblica; Lucia Serena Rossi, ordinario di diritto dell'Unione europea all'Università di Bologna; Pier Virgilio Dastoli, direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.
Ai partecipanti verrà distribuito un biglietto omaggio per il film "Ai confini del paradiso", che fa parte della rassegna cinematografica "Proiezioni d'Europa", organizzata alla Cineteca Lumiere di via Azzo Gardino.
Quest'anno infatti, in coerenza con gli appuntamenti previsti per l'Anno europeo del dialogo interculturale, al tradizionale ciclo di conferenze, Conversazioni d'Europa affianca eventi artistici e creativi su temi cardine del processo di costruzione dell'identità europea: l'interculturalità, l'integrazione, la pace tra i popoli, il valore della diversità.
I film in programmazione sono: Ai confini del Paradiso, di Fatih Akin, vincitore del premio Lux Prize 2007, indetto dal Parlamento europeo in occasione della firma del nuovo Trattato di Lisbona, e Palma d'oro a Cannes nello stesso anno, che verrà proiettato il 29 aprile alle 22.15; Le vite degli altri di Florian Henkel von Doonnersmarck, vincitore del premio David di Donatello 2007 per il miglior film dell'Unione europea, realizzato con i finanziamenti europei del programma Media, che verrà proiettato il 2 maggio alle 22.15; Persepolis, di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, tratto dai fumetti della scrittrice iraniana Marjane Satrapi, ambasciatrice ufficiale per l'Anno europeo del dialogo interculturale, in calendario per il 27 maggio alle 20. Collegati alle Conversazioni, si svolgeranno anche l'installazione dell'opera "Sotto l'ombrello" dell'artista bulgaro Alexander Jakhnagiev, a cui partecipano gli alunni della scuola media Jacopo della Quercia di Bologna, e l'attribuzione del Premio speciale "Dialogo tra i popoli", al vincitore del concorso "Oggi racconto io: la fantastoria del popolo migrante 2008", promosso dall'associazione bolognese Youkali.
Claudia Morselli

lunedì 14 aprile 2008

"Voci dall'aldilà IV", rassegna di film al Museo della Musica di Bologna

La rassegna Voci dall’Aldilà IV promossa dal festival Angelica e prodotta in collaborazione con il Museo della Musica, tornerà al pubblico bolognese quest’anno con quattro appuntamenti dal 15 al 18 aprile.
La rassegna, curata da Walter Rovere, prende il nome da un volume del 1968 di Konstantin Raudive il più celebre studioso di emissioni audioelettromagnetiche di origine sconosciuta, da lui analizzate e classificate come voci provenienti da persone scomparse.
In maniera analoga ai processi psicologici inconsci di proiezione e condensazione che tanta parte hanno nell’interpretazione delle cosiddette EVP (Electronic Voice Phenomena – fenomeni vocali elettronici), la rassegna Voci dall’Aldilà accosta “voci” di compositori scomparsi provenienti da ambiti e metodologie musicali diverse; “visioni interiori” che in maniera più o meno evidente, sopra o sotto la soglia della coscienza, continuano a dialogare con il presente, e che la distanza temporale ci permette di far “incontrare idealmente” in modi in cui forse gli (o ci) erano preclusi quand’erano in vita, valutando meglio differenze o inaspettate connessioni sfuggite o sottovalutate in prima istanza.
L’edizione 2008 prende in esame Olivier Messiaen, Fela Kuti, Cathy Berberian e Karlheinz Stockhausen, tre compositori e una interprete nati in un arco dal 1908 di Messiaen al 1938 di Kuti, che hanno ciascuno a suo modo segnato la musica del Novecento, presentando materiali dagli archivi Rai e Qoob e nel caso dei titoli stranieri documentari in anteprima italiana e appositamente sottotitolati per l’occasione.
Particolarmente voluti per questa edizione, oltre al doveroso omaggio al centenario della nascita di Messiaen, il “Saluto a Karlheinz Stockhausen”, compositore a cui Angelica aveva dedicato una “Settimana Stockhausen” per i teatri di Bologna, Modena e Reggio Emilia nel 2004 e poi commissionato, in collaborazione col festival romano Dissonanze, la prima mondiale della composizione Cosmic Pulses presentata nel maggio 2007, sei mesi prima dell’improvvisa scomparsa avvenuta il 5 dicembre.
L’ingresso è gratuito e consentito fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Claudia Morselli

martedì 1 aprile 2008

Arriva il documentario D.O.C.

Ci sarà anche Le vie dei Farmaci di Michele Mellara e Alessandro Rossi – premiato come miglior documentario italiano alla Decima Edizione del Festival Torino CinemAmbiente – tra i documentari di Doc in Tour, la rassegna cinematografica che ha preso avvio ieri e proseguirà fino al 3 giugno, che porterà in 30 sale dell’Emilia Romagna 28 documentari di autori e case di produzione emiliano-romagnole.
Il progetto, promosso da Regione Emilia Romagna, FICE (Federazione Italiana Cinema d’Essai), Cineteca di Bologna – progetto Fronte del Pubblico e D.E-R (Associazione documentaristi Emilia Romagna), rinnova il suo intento di promuovere e diffondere il genere documentario nei cinema e nelle sale d’essai della Regione con il preciso scopo di rendere più visibile il lavoro degli autori del nostro territorio.
Sono 120 i passaggi previsti nelle sale della regione.
Convinzione condivisa è che "ci sia un pubblico all’interno delle sale cinematografiche per questo tipo di prodotto – spiega l’assessore regionale alla cultura Alberto Ronchi – e che differenziare il prodotto sia un bene per le sale stesse".
Tanti e diversi i temi affrontati nei 28 documentari di questa seconda edizione (selezionati tra circa una sessantina di proposte), ciascuno dei quali – spiega Davide Zanza che ha curato la rassegna assieme ad Anna Di Martino – ha una sua particolarità.
Si parlerà di migranti, dei loro viaggi per raggiungere la “terra promessa” e delle realtà con cui si sono scontrati nelle nostre città con Partire. Ritornare. In viaggio con Tahar Ben Jelloun (di Francesco Conversano e Nené Grignaffini), Il senso degli altri (di Marco Bertozzi), La colonna senza fine (di Elisa Mereghetti).
Ci sarà spazio per le biografie con Dalla testa ai piedi (di Simone Cangelosi) e per le memorie del passato. In Istanbul: la città narrata da Nedim Gürsel (di Enza Negroni) si affronteranno con gli occhi dello scrittore turco le contraddizioni di una città costantemente in bilico tra modernità e tradizione.
Temi d’attualità emergeranno nel cortometraggio Antonio ferroviere (di Alessandro Quadretti), La vita come viaggio aziendale (di Paolo Muran), Love bombing. L’amore che ripudia (di Caterina Boschetti e Eddi Bisulli) e il già citato le Vie dei Farmaci.
Po in Blues (di Primo Giroldini) e Folletti, streghe, magie. Il lungo viaggio nella tradizione dell’Appennino (di Simonetta Rossi) racconteranno invece realtà musicali e credenze popolari ancorate al territorio.
L’iniziativa – unica in Italia precisa l’assessore Ronchi – si inserisce nell’ambito della promozione del documentario e del cinema d’animazione portata avanti dalla regione e vuole valorizzare un genere spesso considerato “minore” rispetto al prodotto “film”, ma che sa cogliere meglio di altri le trasformazioni e i cambiamenti socio-culturali della nostra contemporaneità.
E sempre per diffondere e promuovere una cultura del documentario è nato http://www.documentando.it/, che offre ad autori e produttori la possibilità di aggiornare periodicamente con le nuove opere il videocatalogo on line.
Per il programma completo: http://www.docintour.eu/
Katia Grancara

sabato 29 marzo 2008

Mutatis mutandis

Tra le opere più riuscite e interessanti di questa stagione, è un affresco sul mondo del precariato giovanile nel nostro paese e sull'incertezza rispetto al futuro, sull'isolamento che da esso derivano, "perché, anche sul lavoro, la malattia più terribile è la solitudine: se non è esperienza di relazione resta solo inciviltà. Aumenta il prodotto interno lordo, ma non la qualità della nostra vita" (Paolo Virzì).
"Call center e non solo. Questo film è stata l'occasione per raccontare lo spirito del tempo, la divaricazione tra cultura umanistica e i linguaggi contemporanei, la sottocultura televisiva divenuta l'estetica e l'etica di questi nuovi luoghi di lavoro". Così Paolo Virzì in calce al suo "Tutta la vita davanti", da ieri nelle sale.
Una commedia amara sulle difficoltà d'inserimento di una giovane neolaureata e un affresco corale sul precariato "psicologico" trasversale ai distinguo di classe e generazione.
Virzì ha preso spunto da "Il mondo deve sapere", libro di una scrittrice sarda, Michela Murgia, studente in teologia che per vivere è appunto finita a fare telemarketing. "L'idea è raccontare un’odissea burlesca e avventurosa nel mondo di una certa precarietà giovanile" ha spiegato il regista.
I contadini e gli operai in rivolta di ieri sono i lavoratori vestiti alla moda col telefonino di oggi, dai neolaureati costretti a fare gli operatori telefonici o i venditori porta a porta, ai quadri/dirigenti che, al di là dei rispettivi poteri apparenti, con loro condividono la medesima condizione di vessati e di precari.
E se Marta può ancora sognare un mondo migliore per sé e per la bambina cui fa da baby-sitter, un mondo che balla spensierato ascoltando i Beach Boys e si affeziona a una voce telefonica, tutto attorno resta un ritratto allarmante dell'Italia di oggi, che Virzì svela sapientemente sotto una patina di sinistra comicità.
Un'Italia dolce e amara quella di Tutta la vita davanti, che commuove e angoscia lasciandoci con un groppo in gola, come quell' ovosodo che non andava né su né giù.
Claudia Morselli

sabato 22 marzo 2008

Tutto l’amore che (non) c’è

Un thriller psicologico sull’ambizione.
O meglio, sulla pericolosità dell’ambizione, quando è smodata.
Quando getta un artista giovane e talentuoso – che proprio perché è giovane ed entusiasta crede di avere diritto a tutto e subito – nelle braccia di “cattivi maestri”.
Il cattivo maestro in questo caso è Sergio Rubini, nelle vesti del professore Pietro Lulli, affermato e spietato critico d’arte, nel suo ultimo film da regista Colpo d’occhio, in questo giorni nelle sale.
L’artista – si è scelto uno scultore, spiega Rubini, perché la tridimensionalità di quest’arte ha una resa migliore nel grande schermo, rispetto alla pittura invece, piatta – è un Riccardo Scamarcio bello e tenebroso, che si dichiara soddisfatto di avere finalmente interpretato un ruolo complesso, ambiguo.
Tra i due, anzi a far incontrare i due, una bellissima Vittoria Puccini, che da allieva-compagna del critico d’arte diventerà già dalle prime scene amante-musa-donna del giovane Adrian.
Tre personaggi che potrebbero essere tre aspetti di una stessa persona, perché incarnano pulsioni diverse dell’animo umano.
In questo triangolo amoroso l’arte non è la primadonna, ma solo lo scenario per raccontare come l’uomo reagisce al successo, non quello volgare, ma il successo come affermazione del proprio essere, cui tutti gli uomini, secondo Rubini, ambiscono, per dare un senso e una ragione alla propria esistenza.
Un ruolo da cattivo – spiega – lui che nella vita cattivo non è, che gli permette di esplorare territori sconosciuti del suo stesso io.
La dualità è il grande leit motiv del film.
Dualità del personaggio di Gloria, “un’eroina tragica” che racchiude insieme debolezza e forza, razionalità e intuito e che, percepito il pericolo, cerca di fare di tutto perché l’artista non venda l’anima al diavolo.
Dualità della coppia critico-artista, che ben rappresenta il rapporto dell’uomo con la propria ombra: la ragione del professore che può essere spietata perché progettuale, contrapposta all’istinto dell’artista, alla sua capacità di commuoversi e di sorprendersi davanti alla vita.
Una sensibilità che potrebbe essere la sua ancora di salvezza. E l’amore in tutto questo? “L’amore è perso”, per dirlo con le parole di Riccardo Scamarcio, “esce sconfitto dal film, perché tutti perdono.”
Katia Grancara

martedì 15 gennaio 2008

E animazione sia!


Per il decimo anno a Bologna il Future Film Festival presenta un ricco programma di proiezioni e incontri dedicati esclusivamente al cinema d’animazione e agli effetti speciali, una meta importante per un’iniziativa che sostiene le nuove tecnologie applicate alla settima arte.
A Bologna verrà mostrato il meglio delle nuove produzioni e i singoli eventi si avvarranno della presenza di ospiti prestigiosi provenienti da tutto il mondo.
L’appuntamento in programma dal 15 al 20 gennaio 2008 si annuncia, come ogni anno, ricco di occasioni e approfondimenti rivolti sia allo spettatore curioso e/o appassionato, che agli esperti del settore.
Il festival continua a crescere (dalle 5.000 presenze del primo anno alle 32.000 dell’anno scorso) e a rinnovarsi, attraverso la sperimentazione e la ricerca di novità in giro per il mondo.
Non mancano gli omaggi a personaggi e a scuole che hanno dato un contributo fondamentale alla storia dell’animazione, come per esempio il cinema d’animazione latino-americano, lo studio giapponese Toei Animation, il cinema d’animazione spagnolo e il britannico Halas & Batchelor Cartoon Studio, gli incontri e le tavole rotonde con Pixar Animation Studios, Weta Digital e Blue Sky (con la presenza di Chris Wedge - regista de "L’Era Glaciale" e produttore de "L’Era Glaciale 2") e il produttore Mike Thurmeier per presentare il nuovo film d’animazione targato Fox, "Ortone e il mondo dei chi", che uscirà nelle sale italiane il 18 aprile, di cui verranno proiettati in anteprima mondiale alcuni minuti.
Ospite d'eccezione del decennale sarà lo scrittore cyber-punk statunitense Bruce Sterling, che racconterà la sua visione del futuro, partecipando alla tavola rotonda “10 anni di nuove tecnologie”, evento punta di diamante delle giornate bolognesi. L’obiettivo è quello di fare il punto sulle nuove tecnologie in relazione all'esperienza umana: "In questi dieci anni abbiamo visto esplodere l'animazione in tutte le sue forme, diventare un linguaggio maturo, apprezzato da critica e pubblico. Abbiamo verificato come gli effetti visivi abbiano "corroso" l'immagine fotografica tradizionale, imprimendo sui nostri occhi creature fantastiche e mondi impossibili" dicono i due direttori Giulietta Fara e Oscar Cosulich.
Anche quest’anno la città di Bologna ospita il Future Film Festival dimostrando il suo ruolo di centro culturale e di comune particolarmente attento alle iniziative legate alle nuove tecnologie.
E per festeggiare il decennale sono state approntate tre nuove sedi per le proiezioni, gli incontri e gli eventi speciali previsti dal ricchissimo programma.
Le nuove sale di proiezione del Festival saranno tre cinema del centro di Bologna: il Cinema Teatro Manzoni (Via de Monari 1/2), il Cinema Jolly (Via Marconi 14) e l'Europa Cinema (Via Pietralata 55/a).
Rimane invece invariata rispetto agli scorsi anni la sede del Future Village: il Palazzo Re Enzo (Piazza del Nettuno) sarà infatti anche quest'anno il luogo di incontro per tutto il pubblico del Future Film Festival e sarà animato da incontri, tavole rotonde, bookshop, workshop, aperitivi, dj set e da momenti di relax dal tour de force festivaliero (tutti i giorni dalle 10 di mattina fino alle 2 di notte!)
Palazzo Re Enzo ospiterà inoltre, nei giorni del festival, anche Spazio Hera con presentazioni di libri, laboratori e quiz.
L’intenzione è quella di veder crescere ulteriormente una iniziativa che rappresenta un momento di approfondimento originale e importante nel panorama regionale e nazionale.
Quindi appuntamento domani sera alle 21 al Teatro Manzoni per la serata inaugurale con l’anteprima italiana del film “Wood & Stock: Sexo, Orègano e Rock’n Roll” di Otto Guerra, con ingresso libero (fino ad esaurimento posti).
Claudia Morselli

giovedì 10 gennaio 2008

Indovina chi viene alla festa di compleanno?



Potrebbe essere il titolo alternativo di Bianco e Nero, l'ultimo film di Cristina Comencini da domani nelle sale.
Un remake italiano della famosa commedia americana di Stanley Kramer (1967).
Quarant'anni dopo, non è più l'America delle lotte per i diritti civili dei neri a fare da sfondo, ma è l'Italia di oggi e la multietnica Roma.
Gli effetti però si assomigliano. Ad uscirne fuori è sempre quel razzismo latente nel profondo del proprio animo che si maschera a volte di buonismo e accettazione. Solo apparente. A farne l'amara scoperta stavolta è Elena (Ambra Angiolini), paladina della cause africane e dell'integrazione razziale, che si vede portar via il marito Carlo (Fabio Volo) da Nadine (Aïssa Maïga), la bellissima moglie nera del collega di lavoro Bertrand (Eriq Ebouaney).
E il tradimento è proprio ciò che la costringerà a guardarsi dentro e a prendere coscienza di quell'immagine di donna perfetta che si era cucita addosso, fatta di frasi fatte, di cose che si dicono e non si dicono, che scoprirà non piacerle più. Perché non sincera. Meglio allora il marito Carlo, che se inizialmente rifiutava consapevolmente quel suo mondo africano – per ignoranza o per poca sensibilità al tema – quando lo incontra lo accetta senza mezze misure.Lui non si innamora di una donna nera, ma si innamora e basta.
Un film volutamente non "politically correct" – sostiene la regista –, che racconta in chiave tragicomica e con leggerezza un argomento serio come quello del razzismo. Solo una commedia poteva permettermi di tirar fuori e sbeffeggiare pregiudizi e luoghi comuni – che esistono da entrambe le parti – senza fare troppo male, anzi, ridendo di quelle situazioni ridicole che si vengono a creare. E i bambini ne sono spesso i portavoce. «Una storia che nasce da delle relazioni umane» – spiega la Comencini parlando del suo avvicinamento all'Africa e agli africani grazie ad un documentario recentemente girato in Rwanda (Il nostro Rwanda). E che l'ha portata a riflettere sul fatto che prima di allora non aveva amici neri – domanda che metterà poi in bocca a Fabio Volo (Perché non abbiamo amici neri?).
Eppure quel mondo sfila ogni giorno per le vie di Roma, vicino, ma in qualche modo ancora lontano e separato. E questa lontananza – accusa la Comencini – si è rivelata anche nell'impossibilità di trovare sponsor per i due attori neri.
Katia Grancara